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L’automobile è femmina, diceva D’Annunzio

L’automobile è femmina, diceva D’Annunzio

L’automobile è femminile. Anzi per tutti noi l’automobile è donna, con la D maiuscola. Da anni ormai gli uomini infatti si siedono su vetture che hanno proprio nomi di donna – Clio, Serena, Giulietta – lasciandosi andare alla loro sensualità e guidandole con passione. Guardano a quei fanali accesi come a occhi seducenti. Osservano le linee morbide e sinuose della carrozzeria. E che cosa dire di quel profumo celestiale che solo gli interni di una vettura possono regalare? Capace di far sentire un uomo in paradiso! Anche le donne da anni si siedono su vetture che hanno nomi di donna. Le guidano con una passione diversa, trovando in quelle auto non un’amante ma la loro migliore amica, che con la sua sensualità naturale e istintiva riesce a rendere anche loro sensuali, come se uscendo da quell’auto per loro fosse possibile magnetizzare tutti gli sguardi.

 

Ma in realtà tutto questo è solo un clichè. Perché quando diciamo che l’automobile è femminile, facciamo riferimento ad una questione grammaticale che in passato ha scaldato gli animi. Per noi il termine automobile è un sostantivo femminile, non ci sono dubbi, eppure in passato questi dubbi ci sono stati eccome e hanno acceso molte discussioni. E alla fine a trovare il bandolo della matassa è stato niente meno che Gabriele D’Annunzio. Andiamo a scoprire insieme questa affascinante storia.

L’automobile è maschile o femminile?

È molto importante prima di tutto ricordare che il termine automobile non è sempre stato un sostantivo. Inizialmente venne utilizzato come un aggettivo. Si parlava dell’auto infatti come di vettura automobile, una vettura cioè che aveva la capacità di muoversi da sola. Solo con il passare degli anni automobile divenne un sostantivo a tutti gli effetti!

 

Meravigliosi i cambiamenti che la lingua italiana ha compiuto nel corso del tempo, cambiamenti che però possono portare anche una buona dose di caos con sé. Tutti infatti iniziarono a chiedersi: dovremmo dire “le automobili” oppure “gli automobili”? Per noi, l’automobile è femminile e “gli automobili” è un termine che non ci torna neanche ad orecchio, che suona nel modo sbagliato, distorto. Ma inizialmente furono molte le persone che volevano che l’auto fosse un sostantivo maschile.

Furono soprattutto i Futuristi a desiderare la declinazione maschile dell’auto. E come poteva essere altrimenti? Dopotutto nelle loro vene scorreva la virilità più pura e proprio non riuscivano a guardare all’auto come ad bellissima e sensuale donna. No, loro nelle auto vedevano un mostro dagli occhi di fuoco e nutrito di fiamma, un dio d’acciaio. Poi però arrivò Gabriele D’Annunzio a cambiare le carte in tavola.

 

Gabriele D’Annunzio, l’automobile è femminile

Cari uomini della nostra epoca contemporanea, avete davvero molto da imparare da uno come Gabriele D’Annunzio! In molti lo vedono come un mero poeta, come un personaggio storico che fa parte della nostra cultura italiana, da studiare dietro ai banchi di scuola, a tratti anche un po’ noioso. La sua vita però di noioso non aveva assolutamente niente!

 

Era un poeta che sapeva utilizzare la lingua italiana in modo magistrale, è vero, ma era anche un soldato, un aviatore e un pilota. Amava le auto e la velocità e aveva un parco macchine che chiunque oggi gli invidierebbe. Ed era un grande amatore, adorato dal gentil sesso e capace di collezionare conquiste su conquiste. Donne bellissime, spesso dall’animo un po’ inquieto, lo cercavano e cadevano sotto la sensualità delle sue avance. Tra queste anche molte fanciulle giovanissime, nel fiore della loro bellezza, e mogli che D’Annunzio riuscì a far cadere nell’adulterio. Chi meglio di D’annunzio poteva quindi scegliere il sesso dell’automobile!

La lettera di D’Annunzio ad Agnelli

Il sesso dell’automobile è stato deciso da Gabriele d’Annunzio nel 1926. Aveva da poco ricevuto in dono da Giovanni Agnelli una meravigliosa Fiat 509 Cabriolet. Ecco la lettera di ringraziamento che gli inviò: “Mio caro Senatore, in questo momento ritorno dal mio campo di Desenzano, con la Sua macchina che mi sembra risolvere la questione del sesso già dibattuta. L’Automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza. Inclinata progreditur. Le sono riconoscentissimo di questo dono elegante e preciso. Ogni particolare è curato col più sicuro gusto, secondo la tradizione del vero artiere italiano.”

Queste parole hanno fatto la storia, parole che ormai sono radicate nel nostro modo di vedere le auto, nel nostro modo di approcciarsi ad esse. Chi mai potrebbe metterle in dubbio!